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Alla scoperta della Val Camonica con Marino Marini


Chi è ma soprattutto perchè sono preziosi i suoi consigli???

Marino Marini, ALMA, Colorno, Val Camonica, Fiume OglioEcco, Marino Marini, non è un bibliotecario… è il bibliotecario di ALMA, la scuola internazionale di cucina di Colorno, in provincia di Parma. Di origini bresciane è attivista e militante Slow Food, autore di numerosi libri e ricettari,  curatore di importanti volumi e grande esperto della cucina italiana (nelle sue più varie forme e profonde radici!). Bastano queste poche righe per farvi stampare questi appunti in grado di condurvi alla scoperta della Val Camonica più autentica e preziosa!

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“Nel salire ad Artogne giunti a Pisogne potete trovare i funghi della Val Palot in via San Marco.

Per quanto riguarda i vini camuni consiglio di provare il Lambrù che si produce a Darfo.

Potete pernottare presso l’Azienda Agrituristica Le Frise di Artogne ( Rive dei Balti T 0364 598298-598285) che alleva capre; producendo formaggi,  salumi caprini ed erbe di montagna (ref. Guaberto Martini).

A Breno da non perdere è la Macelleria Pedersoli per la Salsiccia di puro castrato, cercare la Spongada di Breno e pranzare presso l’Antica Trattoria Cà Bianca (Grazia Ducoli T. 0364 320059).

Visitare le Incisioni rupestri di Capodiponte è d’obbligo proprio come provare la cucina della Cantina di Esine (ref. Giacomo Bontempi e moglie Oriana T. 0364 466411-46317) e visitare il mulino di Tognali.

A Edolo potete provare l’Hostaria Corte di Bacco (ref. Marco Di Dedda T. 0364 72025-338 5282541) e farvi consigliare un buon albergo in paese.

Anche a Cevo, presso l’Azienda Enzo Maffeis di producono ottimi formaggi caprini come il fatulì, motelì ecc. (T. 0364 634659) mentre a Cimbergo c’è un antichissimo Mulino ad acqua ancora in funzione.

A Bienno, invece, c’è un antico Mulino a pietra di proprietà della Famiglia Denage Trombini. Salendo verso Pontedilegno è possibile pranzare (o cenare) al Cavallino a Cané di Vione (T. 0364 94188)

Ritornare a Edolo, scavalcando l’Aprica, facendo tappa a Morbegno per visitare l’Osteria del Crotto (T. 0342 614800 attenzione alle ferie dichiarate per settembre) soggiornando presso l’Hotel Parco Corteno Golgi sulla via Nazionale.

Al ritorno a Monte Isola, di fronte a Sulzano, trovate la Locanda al Lago (T. 030 9886472 – 347 9186478) dove è possibile mangiare il pescato del lago d’Iseo e le famose sardine di Montisola secche.”

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EXPO2015: dieci attrazioni da non perdere


Pavilion ZERO & Media Center

L’architettura del Padiglione Zero & Media Centre – Milano 2015

Premesso che EXPO Milano 2015 va visitato assolutamente, ed è meglio farlo in più volte, vi consiglio dieci attrazioni da non perdere per rendere il viaggio nei cinque continenti interessante e non banale!

1) Fatevi trascinare nel vorticoso padiglione dell’ANGOLA

2) entrate in contatto con la natura nel giardino del silenzio della REPUBBLICA CECA: un nuovo punto di vista per entrare in simbiosi con la natura

3) provate a pensarvi con la pesa speciale della CINA, sarà direttamente lei a consigliarvi cosa e quanto mangiare per raggiungere il vostro peso forma. Non mancate inoltre di ammirare le 31 statue in argilla che mostrano i passaggi salienti per cucinare, e servire, un’ottima anatra alla pechinese

4) Il padiglione SPAGNA  vi aspetta per un viaggio eno-gastronoico tra le tecniche avanguardiste dell’alta ristorazione e i suoi grandi vini.

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La “guia” di Pelo – Pelo’s guide of Evora (Portugal)


Written by Pelo 

Il treno correva tra distese di ulivi e campi inaridti dall’eccessiva secchezza del caldo estivo. Il rosso terra, con la sua armonia, era il colore di questo viaggio. Passano tante piccole stazioni di altrettante piccole città e, sul finire, il treno si ferma in un’altra delle tante e invece no, è il capoluogo dell’Alentejo. E’ Evora.

Pelo a destra

Questa città, persa nell’interno del Portogallo, merita di essere visitata anche per ciò che di gastronomico può offrire. Infatti vi sono molti ristoranti, taverne e pasticcerie dallo stile e dai prezzi differenti sparsi per le strette vie di questo borgo, patrimonio dell’umanità.

Tra le osterie, nelle quali ho sostato per il desinare, mi limito a descriverne una, ora chiusa, chiamata la Taberna Porta Nova, per una questione di affetto. Puro affetto.

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