Pensieri sul vino in nuce


Dopo aver letto un illuminante articolo di Fabio Pracchia, sull’ultimo numero della rivista SLOW, non manco di scavare in profondità quelle righe. Scavando, scavando emergono infatti quattro passaggi in grado di espletare bene, e compiutamente, come e cosa è successo tra i degustatori di vini.

Per anni concentrati a ricercare frutta e fiori nei calici, abbiamo rischiato di dimenticare che il vino rappresenta la trasformazione liquida dell’energia solare che attraverso la vite si armonizza al sapore del suolo, racchiuso nei grappoli.”

Serve un approccio nuovo al vino. Serve un approccio naturale fondato sull’esperienza, prima che sulla teoria.

“L’esperienza dell’uomo donerà l’unicità dell’opera artigianale a questa intimità naturale. Degustare un vino è stato per anni un esercizio autoreferenziale di puro riconoscimento aromatico. In conformità a una didattica della degustazione scissa dalla storia contadina ci siamo abituati a pensare al calice come a un specchio dove riflettere edonismo o bravura.

Mentre l’industria enologica confezionava vini sempre più omologati, il nostro discernimento gustativo si sedeva su espressioni sensoriali standardizzate.

Abbiamo costruito gerarchie enologiche come piramidi, con la beata ignoranza di chi non ha mai camminato in una vigna o parlato con un contadino. La viticoltura stessa ci ha costretto a tornare fuori, a visitare le vigne, a provare come la qualità di un vino sia legata alla bontà del suolo di origine. Così la nuova degustazione si costruisce non rifacendosi a un modello di riferimento ma attraverso la composizione di differenze.

Parole sante che in un mondo fatto di brand e status symbol non riesce a ridare forza, e onore, a tutti quegli operatori  (ristoratori, enotecari, vignaioli, contadini etc etc) che da anni lavorano e investono energie, più che denaro, nella trasmissione di questo patrimonio culturale di fondamentale importanza per il futuro dell’Italia.

Concludo con una frase che l’autore di questo articolo pone, invece, all’inizio. Provate ora a leggerla alla fine, esattamente così, come una conclusione rassegnata…

“Quel vignaiolo, frustrato dall’impoverimento culturale della viticoltura, non ne poteva più dell’ignoranza di esperti degustatori.”

…ne avete colto la forza, la rabbia e la voglia di ricominciare?

Se si allora vi meritate un sorso di questo Pedro Ximenez della Sierra de la Contraviesa, in piena Alpujarra granadina (Spagna).

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