Coltivare il futuro producendo eccellenza


Fausto Andi lavora le sue vigne nei pressi di Montù Beccaria, nell’OltrePo Pavese. Il suo modo di lavorare va oltre quel che comunemente viene definito biologico/biodinamico. Qua si parla di eccellenza e, in tali casi, a determinare le regole è lui stesso. Non si parla di utilizzare o meno il piretro (insetticida naturale), cosa tra l’altro ammessa dai disciplinari di coltivazione, qua si lavora per creare una vigna paesaggista concepita su disegni benedettini i quali si pongono il solo obbiettivo di ricostruire un equilibrio perfetto tra l’uomo e la natura. I suoi vigneti (popolati da vitigni autoctoni), raggruppati tutti sullo stesso appezzamento di terreno, sono nati e cresciuti in modo “spontaneo” senza l’impianto di barbatelle, queste ultime nate per favorire la produzione e non la salute della vigna.

Il problema vivaistico è il vero cancro delle vigne in Italia e nel mondo.

Fausto Andi

 

Le sue piante, invece, sono più forti e resistenti a quegli agenti definiti patogeni da altri metodi di produzione. Una pianta che cresce autonomamente (in circa sette anni) in un vigneto ha la possibilità di ambientarsi e adattarsi a ciò che la circonda sviluppando i necessari “anticorpi” per sopravvivere in quel lembo di terra. L’avere tutte le vigne su unico appezzamento rappresenta una fortuna per certi versi (purezza, libertà, incontaminazione, inquinamento) e una sfortuna per certi altri, come per esempio la grandine (nel 2012 è stata persa completamente l’annata). Purtroppo il problema vivaistico coinvolge molte, anzi moltissime, produzioni agricole ed in special modo quelle fruttifere: mele e pere per la maggiore (si veda a questo proposito l’intervista a Stefano Bellotti nel film-documentario Resistenza Naturale). Ai consorzi e alle associazioni risulta più facile attribuire il problema a vettori esterni e agire con diserbanti, fertilizzanti, fitofarmaci e insetticidi che guardare in faccia il problema, onde evitare di distruggere la filiera.

“Nelle nostre vigne non abbiamo piante malate perché non acquistiamo barbatelle, nonostante sia proibito.”

Fausto Andi

Qua si lavora per il futuro cercando di salvaguardare quei saperi, ancora poco conosciuti, ottenuti grazie a capziosi studi e interminabili osservazioni compiute dai monaci Camaldolesi (ordine benedettino che più di altri si è occupato di agricoltura) nei secoli precedenti. Le comuni logiche di mercato non concepiscono la riproduzione delle piante dal seme in quanto per portare un frutteto/vigneto in produzione servono almeno 7 anni (contro i 2 o 3 attuali). Parlando di viti una piante da seme costa circa 10 € contro i 2 € della barbatella e dato che, la matematica non è un’opinione, ci risulta facile capire come mai il mercato lo vincono le seconde. Nelle logiche di Fausto Andi le piante dei suoi vigneti (8 ettari in totale) devono vivere sane per almeno cento anni e dar da lavorare a tre generazioni.

“Non ho alcuna idea di aumentare la produzione e l’estensione delle mie vigne” continua il produttore “attualmente produco 30000 bottiglie e fortunatamente sono tutte vendute con grandi apprezzamenti da parte di intenditori di tutto il globo. Questo mi basta per vivere, per far studiare mio figlio e per diffondere il mio messaggio di un futuro diverso nel mondo. “

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“Grazie alla collaborazione con i monaci ho scoperto anche la spumantizzazione impossibile, la quale venne teorizzata ben 400 anni prima di Dom Perignon qua nell’OltrePo Pavese. Non bisogna fare altro che inserire in una bottiglia la pigiatura diretta delle uve. Nulla più, nessun aggiunta di lieviti o zuccheri!” spiega il produttore.

La cantina di Fausto Andi è un gioiellino da salvaguardare in grado di rendere onore alla fatica dei campi e alla qualità delle uve.

“Negli ultimi anni in seguito ad accurati studi ho trasformato la mia cantina, da ipertecnologica che era, in una bottaia in grado di valorizzare al 100% il mio lavoro in vigna. Qua si possono ammirare botti a tronco conico ottenute con quattro tipologie diverse di rovere, provenienti da ben tre paesi diversi. La qualità dei legni è insuperabile e garantisce un elevato scambio osmotico capace di evitare le riduzioni. Ho dato così vita a una cantina futurista, ancora oggi in evoluzione, grazie all’azienda Garbellotto e alla fondazione Mach di San Michele all’Adige. Il 90% del nostro lavoro si svolge in vigna e gli assemblaggi  pure. Come? Dando vita a vigneti popolati da viti autoctone con caratteristiche simili. Questo lavoro ci permette di evitare di lavorare su blend (o cuvvée anche se il significato cambia di poco) perchè in natura, i vini, crescendo assieme trovano un loro equilibrio e si stabilizzano da soli una volta in bottiglia (nei primi 15 anni).”

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I vini di Fausto Andi sono pensati per il futuro dell’umanità e la loro evoluzione in bottiglia dura per almeno 35 anni valorizzandone le migliori caratteristiche. Nel futuro anche la cantina subirà nuove svolte “naturali” e si sta già pensando a botti di materiale misto; legno e terracotta. Secondo il produttore la fermentazione alcolica è quella più importante, quella che forma il vino, ed è necessario fare in modo che essa avvenga nel contenitore più naturale possibile.

Brindiamo al futuro!

NB: nelle vicinanze è possibile visitare l’azienda agricola Il boscasso, che produce ottimi formaggi caprini.

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