Il Colle Bolognese della famiglia Bortolotti


“Ma com’è bello andare in giro per i colli bolognesi, se è una Vespa special che ti toglie i problemi!”. Vespa a parte, andare in giro per i colli bolognesi è sempre bello, sopratutto se, in una domenica assolata d’inverno in compagnia di amici decidi di visitare l’agriturismo La Roverella. Siamo a Zola Predosa, in via San Martino 1 (tel +39 051 756763). Ad accoglierci in vigna prima e in cantina poi c’è Flavio! In cucina la mamma attende ansiosa di servirci le pietanze da lei appositamente cucinate per noi.

Un piccolo agriturismo circondato da 5 ettari di vigneti, tutti (e solo quelli) di proprietà della famiglia.  Le viti sono coltivate in biologico e certificate da ICEA (quest’ultima esegue controlli anche in cantina). L’ attenzione di Flavio e la sua sensibilità, lo porta a seguire un suo disciplinare ancora più ristretto e attento di quel che la direttiva europea del biologico prevede.

La famiglia è arrivata in quel di Zola Predosa nel 1988 e da allora hanno cominciato a lavorare sodo per trasformare questo angolo di mondo in un qualcosa in più di una semplice vigna. L’agriturismo offre anche stanze e cucina tipica. Qua si solo coltiva, Barbera, Pignoletto e Cabernet. Quest’ultimo un poco meno tipico ma presente nella zona sin dal 1880.  Tutta la coltivazione è stata rinnovata ed ora le piante giovani stanno crescendo in ambiente salutare, ecologico e naturale al 100%. Questi vigneti riescono a esprimere sul serio la tipicità del territorio. Il vigneto viene concimato solo con modesta quantità di letame in modo da rispettare la stratigrafia del terreno. Per apportare invece azoto al terreno viene utilizzata la tecnica del Sovescio, la quale prevede che vengano piantate leguminose all’interno del vigneto a file alterne. Esse sono in grado di assorbire l’azoto dall’atmosfera e cederlo al suolo sottostante. Questa cura del terreno, lo rende più esplorabile da parte delle radici. Le uve saranno più ricche di azoto e in grado di far lavorare meglio i lieviti presenti sulla buccia dell’uva. L’uso di anti-crittogamici impedirebbe di utilizzare gli lieviti indigeni in cantina durante la vinificazione. I due più grossi problemi in questo terroir ai piedi delle colline sono la pronospora  (sale di rame) e lo oidio (zolfo). La prima viene curata con inetrventi preventivi attraverso il sale di rame. Per evitare la seconda interviene con lo zolfo. Il rame nonostante sia permesso, dal disciplinare UE, Flavio lo usa in maniera minima in modo da rispettare in pieno la vita del terreno. I lombrichi, per esempio, sono molto sensibili a questo metallo (CU).

La vinificazione dei loro vini avvinene in botti d’acciao fatta eccezione per il suo “Bosco”, un pignoletto riserva che matura in grandi botti di legno da 500 litri. Ogni vino è prodotto con i soli lieviti indigeni presenti sulle bucce, nessun lievito selezionato entra in cantina.

La degustazione seduti a tavola è stata molto interessante. I piatti della tradizione cucinati tutta semplicità e molto bene. Io credo che questo sia il modo migliore per assaggiare un vino!

Interessanti tutti, perchè quando una cantina lavora bene, ci sarà si quello che piace o colpisce più di un altro, ma ogni bottiglia ha un’espressione originale e curiosa:

Falestar: pignoletto naturalmente frizzante, non filtrato con una bollicina tenue probabilmente dovuta alla temperatura.

Mamolo: pignoletto fermo, colore paglierino.

Eligio: Sauvignon

Bosco 2005: Pignoletto riserva in legno

Matilde 2007: Barbera con corpo e struttura.

Armando 2007: Cabernet-Sauvignon, peccato sia stata l’ultima bottiglia disponibile!

Dolcedò: pignoletto passito

Il pasto ha accompagnato questa degustazione nel migliore dei modi, per poter lasciare il tempo ai vini di esprimersi a tavola con calma, tranquillità e armonia.

Se ne avete il tempo, consiglio, o prima o dopo, una visita all’ abbazia di Monteveglio a pochi chilometri di distanza.

Un bellissimo esempio di architettura romanica.

2 commenti

Archiviato in GustosaMente

2 risposte a “Il Colle Bolognese della famiglia Bortolotti

  1. carlo

    Ho mangiato qui il giorno di Pasqua, ho mangiato quasi tutto freddo, come primo era previsto un piatto di tagliatelle e invece è arrivato un piatto di stricchetti mezzi crudi, tempi di attesa biblici e per concludere 35 €.
    Sconsiglatissimo.

  2. Io lo consiglio per i vini. La visita in cantina è interessante e i vini sono fatti bene. Per mangiare dovevi provare Amerigo a Savigno!

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