Addio, Addio e un bicchiere elevato.


Questa sera la voglia di scrivere mi ha fatto tornare a casa di corsa.

Come ogni fine settimana quando si finisce il lavoro, vado con Grace Kelly a bere una birra in un pub a pochi Km da casa. Solitamente ai Barchi (in provincia di Mantova, vicino ad Asola) oppure al The Country House di Pescarolo (CR). Stasera abbiamo optato per questo secondo. Dopo la solita guinness spillata alla perfezione, risaliamo in macchina e rientriamo. Partiti da Pescarolo stiamo viaggiando verso Cicognolo e ad un tratto i fari della mia Smarties illuminano il prato a fianco della strada. Fiori e segni di combustione. Un pensiero mi passa per la testa. E’ Pier dell’ Umbreler, proprio li dove pochi giorni fa è uscito di strada. Proprio lì, dove pochi giorni fa ha perso la vita a 51’anni. La realtà mi sbarazza la mente da altri pensieri, mi fa passare la sonno. Così ho sentito il bisogno di tornare a casa e scrivere urgentemente. Scrivere di Pier, dell’amico Pier.  Pensieri e ricordi. Tutto comincia dal più recente e poi via, indietro nella mia “breve” vita imbevuta come una spugna.

Era un lunedì sera l’ultima volta che andai a cena all’Umbreler di Cicognolo. Era uno di quei lunedì che dovevo scegliere, o mangio i marubini a casa con i miei o li mangio da Pier.  Chiaramente decisi di mangiarli da Pier. Quindi via, passai a prendere Grace Kelly, una telefonata per assicurarci il posto e 15 minuti dopo siamo seduti al tavolo. Logicamente le proposte in menu deviano la mia attenzione su di una passata di zucca prima,  una cotoletta “vera” alla milanese a seguire. Dopo aver ordinato a Diego tocca a Pier scegliermi un paio di calici di vino. Detto fatto, mi porta un Lagrain del Trentino Alto Adige BIO (marchiato demeter), naturale proprio come piace a me. E così in due piatti al volo consumai l’ultima volta che vidi Pier. Questo un mese fa. L’altro giorno la notizia, la terribile notizia. I ricordi passano a raffica nella mia testa, la sua auto, la mia casa natia, l’enoteca, la combriccola che portava mio papà in giro per cantine e degustazioni, l’amicizia ed i rapporti di lavoro con la mia famiglia.

Quando ero bambino, Pier era per me e per mio fratello un mito. Arrivava sempre a casa nostra con quella sua auto (una Rover) bassa e verde scura, che una volta parcheggiata in cortile poteva contare su due fedelissimi guardiani, io e mio fratello. Era un sogno quell’auto. In un giorno di lago ci conquistammo pure un viaggetto a bordo con lui. Pier ci portò da Salò a Tremosine, io, mio fratello, e la sua fidanzata. Dietro i miei genitori, seguivano a ruota. La serata terminò con una cena in compagnia. In questi giorni sono molti i ricordi che animano i miei pranzi famigliari. Dal Pier che gestiva l’enoteca della Festa dell’Unità di Piadena, al Pier che ingessato passava le giornate all’osteria di Diego. Purtroppo di lui ora restano solo tanti ricordi e quel luogo a Cicognolo nel quale si è scritto un pezzo di storia della cucina cremonese.

Ora tocca a Diego, l’altra metà dell’anima di quel locale.

In bocca al lupo… Pier un’aiuto te lò darà sempre! Alla fine il locale è e sarà sempre il VOSTRO!

3 commenti

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3 risposte a “Addio, Addio e un bicchiere elevato.

  1. Un cicognolese

    Sai, Gustofilo, anch’io conoscevo Pier da moltissimi anni. Fin da bambino, quando mia mamma alle 14 in punto partiva per andare a bere il caffè dall’umbreleér, la presenza imponente ed osservatrice di quel ragazzone aveva sempre accompagnato i miei ricordi in quel posto. Un bicchiere dato da lui era una garanzia, prima a mia madre, poi nelle molteplici occasioni di lavoro, per piacere, per tornare in quel posto, teatro di degustazioni di piatti che, ancor di più con la Rina in cucina, sanno di altri tempio, finquando ci sono andato da solo, con la mia ragazza, per farle provare cosa significasse mangiare lì, bere lì, respirare i profumi che vengono costantemente da quella cucina la cui porta, con quel caratteristico disegno in vetro, non è mai cambiata.
    Non si usciva, non si esce e, nonostante il vuoto lasciato da Pier, non si uscirà mai insoddisfatti da quel posto. Forza Paolo, Diego, Rina, Bosco, Samuele, Sandro, Simona (mia ex maestra d’asilo) e tutti gli altri, un calice che rispecchierà il passato e quel viso sempre pensieroso sarà sempre in alto…

  2. Roberta

    le parole ed i pensieri li ho finiti quel giorno.
    Le tue ultime parole di ringraziamenti poco prima….
    Ora sono io che ti ringrazio…per ogni cosa….
    Addio….
    R.

  3. Lilluccio

    Sono inciampato nel tuo indirizzo cercando un carissimo amico in comune: Pier. Spiegarti la mia amicizia con Pier, partita da lontano, con lui bimbo, salendo sul ciliegio dietro casa sua a coglierne i frutti per passare -nel 1983- a a fargli conoscere -io, per primo- Le Pergole Torte (cosa che non mi ha mai perdonato, perché diceva, a quel tempo, non era ancora preparato psicologicamente a berlo) e ad una serie di bisbocce nella terra del suo adorato Barolo ed altri vari e copiosi attentati alla salute e al fegato che con lui erano prassi…

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